I venti di guerra che aumentano giorno dopo giorno in ogni parte del mondo fanno sciogliere le riserve tanto che, ormai, si parla di entrare in guerra abbastanza apertamente sulle notizie. In caso questa drammatica evenienza dovesse verificarsi, chi sarà richiamato? Gli stranieri che in Italia risiedono regolarmente dovranno combattere? E che dire dei “nuovi” italiani che hanno preso la cittadinanza negli ultimi anni? Lo vediamo insieme!
Dal 1946 tutti gli italiani hanno sentito parlare di guerra da lontano, distrattamente, leggendolo su un giornale o guardando la tv. Ci siamo tutti abituati a un periodo di pace e l’idea che una guerra vera possa sfiorarci è quasi per tutti impensabile. Molti sono stati gli interventi normativi che hanno rafforzato questa credenza, nel 2005 ad esempio è stata sospesa la leva obbligatoria di tutti i cittadini maggiorenni di sesso maschile che, per un anno, introduceva all’esercito e alle armi. Una sospensione che guardava all’impossibilità di dover imbracciare i fucili e combattere.
Eppure il mondo è molto cambiato da quel 2005, molti sono i nuovi attori geopolitici sulla scena mondiale e i vecchi attori non vogliono certamente lasciare lo scettro. Come diceva Fabrizio De André “non ci sono poteri buoni” ed eccoci qui a leggere che la possibilità di una guerra totale è reale e dovremmo abituarci.
Dopo il primo momento di sconcerto viene da chiedersi chi dovrà essere arruolato in caso di questa catastrofe.
Il primo passaggio sarà ovviamente quello di mobilitare tutti i militari di carriera, tutte quelle persone che, tramite concorso pubblico, hanno optato per una ferma di lungo periodo. Qualora questi soldati non fossero sufficienti i chiamati saranno tutti gli ex militari in congedo dal servizio entro i 5 anni.
Il ministro della difesa ha parlato, proprio come i ministri dei Paesi in guerra, di riservisti, un micro esercito di 10.000 persone pronto ad essere aggiunto al personale militare stabile.
E finiti tutti quelli elencati sopra? Si tornerà alla “leva”, alla chiamata di cittadini civili che, dopo una visita medica, verranno velocemente addestrati e mandati a integrazione dell’esercito combattente. Il covid ci ha insegnato che una situazione di emergenza non è la normalità e va combattuta, anche giuridicamente, con interventi di emergenza. Ricordiamo tutti i vari DPCM che andavano a limitare libertà che tutti noi consideravamo inviolabili. La ragione dell’emergenza permette la modifica di diritti che pensavamo assolutamente intoccabili. Anche quanto sto per elencare ora potrebbe essere velocemente modificato in caso di grande emergenza.
E’ possibile che vengano chiamati in guerra i cittadini non italiani residenti in Italia con regolare permesso di soggiorno? Questa chiamata appare improbabile anche se sono molti i Paesi, anche la Germania ad esempio, che punta sull’arruolamento di volontari stranieri. Con alcuni interventi normativi è possibile che anche in Italia venga creato un esercito di volontari stranieri mercenari che possono affiancarsi all’esercito regolare. La chiamata sarebbe però su base volontaria.
Discorso diverso è per i tanti richiedenti asilo che in Italia hanno trovato riparo da morte certa o perlomeno è questo che veniva di solito dichiarato per non dover tornare in patria. Intervenire normativamente per rendere possibile l’arruolamento di chi in Italia ha trovato riparo non sembra così impossibile.
Che dire di “nuovi italiani”? Quelli che sono diventati italiani per residenza o matrimonio e che tanto abbiamo visto nei precedenti articoli? La costituzione italiana non prevede cittadini di serie A e serie B. Si è tutti cittadini titolari dei medesimi diritti e doveri. Difendere la patria da un attacco, anche se di un alleato, è un dovere di ogni cittadino. Pertanto è ovvio che i nuovi italiani potranno essere chiamati se la loro età è tra i 18 e i 45 anni. Questo parametro ovviamente vale in tempo di pace ma può essere modificato a seconda delle evenienza. In Ucraina, ad esempio, la recrutabilità è fino ai 60 anni.
E se mi rifiuto di andare in guerra? Non è possibile rifiutarsi in quanto la renitenza alla leva è un reato.
Speriamo solamente che questo evenimento non si verifichi mai!
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