La Cina è un Paese fantastico ricco di fascino e luoghi interessanti ma anche di insidie e problematiche per chi, come me, non parla la lingua cinese e non conosce molto sulla cultura del Paese del sol levante. Questa guida è quello che avrei voluto, e dovuto, sapere prima di arrivare nel Paese del dragone. Spero che condividerla con voi vi aiuti.
Sto portando a termine piano piano un progetto ambizioso e di grande soddisfazione: partire dall’Italia e solamente con i mezzi pubblici, autobus e treni, arrivare in Asia a Bali. Non ho vinto alla lotteria e non sono milionario. L’anno del Covid mi ha insegnato che è possibile trasferire molto del mio lavoro online e pertanto ho deciso di sfruttare questa nuova possibilità cercando di visitare una parte del mondo che mi affascina da sempre: l’Asia. Il mio viaggio è iniziato a Ottobre 2023 e ha interessato ormai molti Paesi. Italia, Austria, Repubblica ceca, Polonia, Lettonia, Estonia, Russia, Kazakistan per approdare finalmente in Cina.
La Cina è un passaggio obbligato se vogliamo arrivare in Asia e se vogliamo farlo nel modo meno burocratico possibile. Moltissimi Paesi alternativi, infatti, chiedono un visto di ingresso e particolari procedure burocratiche per attuarlo. E’ infatti regola generale che il visto venga concesso solo nel Paese di residenza, nel mio caso l’Italia. E’ vero che molte ambasciate nel mondo non si fanno problemi particolari a dare i visti anche ai non residenti ma questa regola non è scritta e può rischiare di fare saltare un progetto ambizioso. Io ricordo di avere fatto più volte il visto per un Paese non in Italia ma, questa volta, ho rischiato di dover rinunciare al mio viaggio. Mi trovavo a Mosca e, visto che sono rimasto per mesi, ero quasi certo di poter fare tutte le pratiche di visto tramite l’ambasciata cinese. Non era così. Nessuna delle agenzie che si occupava di visti per la Cina ha preso in considerazione il mio passaporto in quanto lavoravano solo con i residenti. Sembravo destinato a soccombere quando ho trovato la pagina di un’agenzia che si occupa solo esclusivamente di visti per l’Asia. Il consulente si diceva sicuro che il visto lo avrebbero dato ma, questo tentativo, costava più di 300 euro e ovviamente senza la possibilità di avere garanzie scritte o rimborsi in caso avessero avuto ragione tutte le agenzie sul territorio. La svolta è arrivata a novembre 2023: la Cina apre ai viaggi senza visto per 15 giorni per un numero di Stati europei tra i quali l’Italia. E’ stato per me un segno. Dalla Siberia estrema dove mi trovavo ho preso un autobus notte da Tiumen’ a Petropavlosk, Kazakistan. Da lì mi sono fiondato ad Almaty e poi, dopo lunga attesa, dritto verso la città di Urumqi in Cina.
Attraversare la Cina via terra è un’opera tutt’altro che semplice a prescindere dal visto. Febbraio è il mese del capodanno cinese cosa che io totalmente ignoravo. Questo si riflette considerevolmente sugli acquisti di biglietti di ogni mezzo che, in tutto il mese intorno al capodanno, si riducono notevolmente di disponibilità vista la massa di persone che si sposta in ogni dove. I miei primi tentativi, fatti online semplicemente cercando “Ticket Urumqi – Beijin ” sono andati entrambi falliti a causa del fatto che non appena i biglietti venivano messi in vendita, si esaurivano subito. Ho dovuto aspettare due intere settimane prima di trovare due biglietti che mi permettevano di concludere il viaggio. Il primo era Urumqi – Beijin, treno di 30 ore e il secondo un super veloce Beijin – Nanning (da dove partono i collegamenti con il Vietnam) di 10 ore.
I problemi principali però non sono dovuti ai biglietti seppur consiglio di andare con molto anticipo nella stazione, ma a internet.
Il nostro sistema di internet basato sulla tecnologia degli stati uniti d’america (google, youtube, facebook ecc) è pesantemente bloccata in Cina e questo porta a conseguenze difficilmente immaginabili prima vista la nostra ormai dipendenza da questi sistemi.
Iniziamo dall’inizio: la lingua cinese. Se non la parlate dovete assolutamente munirvi di un buon traduttore che possa lavorare anche senza rete. Io ne ho scaricati 3, due normali e un traduttore di immagini, molto utile se non capite il cinese. Ebbene, dei 3, solo uno funzionava e mi ha letteralmente salvato la vita. La lingua inglese, per ora, non è molto presente in Cina nemmeno nei luoghi dove dovrebbe esserci o nelle città non proprio estranee al turismo come Pechino.
Il VPN è un’ottima soluzione a patto che non sia tra quelli che il goveno cinese ha identificato e bloccato. E’ una costante lotta tra VPN e i loro blocchi. Io ne avevo due e nessuno dei due, che in Russia funzionavano, riuscivano a farmi collegare ai “nostri” sistemi. Non pensate di salvarvi andando sul playstore e scaricando un altro programma. Il playstore è associato a google che non funzionerà.
Stesso problema è relativo ai navigatori, ormai indispensabili per gli spostamenti in città. Google maps non va e nemmeno Yandex navigator. Soluzione? All’antica, con cartina di carta e molta pazienza.
Cosa si può dire del restare in contatto con i vostri affetti lontani? Whatsapp funziona molto male, è un perenne messaggio “Potresti avere nuovi messaggi”. Le chiamate, una volta che si prende il segnale, si riescono a fare, sia audio sia video. E’ però impossibile inviare o ricevere messaggi vocali, mandare files o contatti. Diciamo che Whatsapp, così come viber o telegram, funzionano al 30 %. Meglio che niente.
Insomma, se volete recarvi in Cina dovete essere pronti e preparati prima di superare la frontiera. Cercate un VPN su consiglio di amici cinesi o di forum specializzati. Wechat, che mi hanno gentilmente installato, non vi sarà di molto aiuto se non parlate cinese.
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