Le case editrici moderne e le proposte editoriali truffa

Scrivere è una passione per molti di noi. Le case editrici, nate come funghi negli ultimi decenni, sono passate da abili selezionatrici di talenti a procaccatrici di affari.  Ci sono alcune proposte editoriali dalle quali girare al largo. Se sei uno scrittore ti spiegherò quali!

Iniziamo con il dire una cosa: le case Editrici serie non ti chiedono soldi per pubblicare il tuo romanzo o saggio. Il professionista seleziona il talento, lo fa crescere, corregge gli errori e mette in vendita l’opera assicurandosi un giusto guadagno. Fanno così tutte le case editrici famose e blasonate. Il problema?  E’ molto difficile arrivare a loro in quanto tutti vorremmo essere pubblicati da Mondadori, Feltrinelli, Hoepli eccetera e i manoscritti inviati sono migliaia e nella maggior parte dei casi non vengono nemmeno letti.

Per aggirare a questo inghippo l’aspirante scrittore ha due soluzioni:

  1. Auto pubblicare il proprio scritto;
  2. Rivolgersi a una piccola (e sconosciuta) casa editrice;

L’auto-pubblicazione seria, anche qui, si fa in modo piuttosto economico e senza obblighi di acquisto di un numero spropositato di copie. Tra costi fissi e lavoro editoriale ve la caverete con meno di 100 euro.

Le piccole case editrici, consce  del desiderio che gli scrittori hanno di poter essere pubblicati non con un’opera di auto pubblicazione, si muovono in modo molto più subdolo. Il percorso è quello di fare leva psicologica sulle persone e sui loro sogni anche se non possiamo parlare di truffa giuridicamente parlando. L’offerta contrattuale infatti è sotto i nostri occhi e molti addetti di case editrici non hanno nemmeno vergogna a proporsi così. Non ci obbligano in modo occulto e siamo consci, firmando il contratto, di cosa ci aspetta. Quello che otterremo però non è  la pubblicazione del nostro romanzo ma semplicemente la messa in commercio e la stampa di un tot di copie del nostro lavoro che pagheremo profumatamente. Nei contratti si può parlare di una acquisto di 50, 70 , 100 copie del nostro lavoro a prezzo di copertina. I conti sono presto fatti: nella migliore delle ipotesi possiamo immaginare di vendere il prodotto a 10 euro a volume. Quali garanzie abbiamo che la “casa editrice” (tra virgolette in quanto sarebbe più giusto chiamarla tipografia) promuoverà davvero l’opera e ne stamperà altre copie?
Se una casa editrice di auto pubblicazione ci fa pagare un’opera 3 o 4 euro garandendosi comunque un guadagno, di cosa stiamo parlando qui? Non solo lo scrittore si sarà riempito il garage con le sue opere e non solo avrà contribuito ai costi di produzione: qui c’è un guadagno bello e buono per la casa editrice e un sistema che sembra proprio essere collaudato e replicato in serie.

Molti possono pensare che ” mi fanno una proposta contrattuale, devo pagare 1000 euro per avere il miei 70 libri. Io accetto. Dov’è il problema?”

In primis c’è una confusione dei ruoli. L’autore deve fare l’autore e l’editore l’editore. Il primo deve produrre un’opera valida mentre il secondo deve renderla visibile e vendibile. Se l’autore diventa libraio qualcosa non va.

Vi racconto la mia storia. Mi piace scrivere e ho partecipato a un concorso letterario, edito dalla casa editrice Aletti editore: il premio internazionale Dovstoevskiy. Il mio racconto (che potete scaricare e leggere gratuitamente QUI se vi va) è risultato finalista. Interessante risultato. Poco dopo ricevo una proposta di pubblicarlo in una raccolta. Fino a qui tutto ok salvo poi leggere una clausola che obbligava l’autore all’acquisto di parecchie copie della stessa, costo all’incirca (vado a memoria) di 150 euro.  Cestino il tutto. Non per taccagneria ma per principio: non sono un libraio e non ho voglia di andare porta a porta a cercare di vendere il mio libro. In passato ho visto pubblicare un mio racconto sul libro La mia prima volta con Fabrizio De André e … Udite udite! Non mi hanno chiesto nulla, nemmeno l’acquisto di una copia.

Se il racconto è valido è compito di dell’editore pubblicarlo e venderlo  grazie alla fiducia che i lettori ripongono nel marchio.  Dopo il primo tentativo di Aletti editore ricevo, mesi dopo, un altro plico con all’interno un contratto già bello che pronto. Wow, Aletti editore mi propone di pubblicare con loro (che cosa non è chiaro visto che ho solamente inviato un racconto breve) un mio saggio! Fantastico! Devo essere proprio un grande scrittore se vengo premiato così sulla fiducia.

Leggo bene il contratto cercando la famigerata clausola “guadagno facile” ed eccola qui  : l’autore deve acquistare almeno un numero di 70 copie per un costo di 1500 euro circa (vado a memoria in quanto è il secondo loro plico a finire nel cestino). “Wow, che proposta!” Vista la fiducia  potrei pubblicare un saggio su “Le truffe psicologiche delle case editrici, una parentesi sul caso Aletti editore”. Lo pubblicheranno?

Ricordatevi una cosa: le case editrici serie non chiedono nulla se non lo sfruttamento, giusto, dei diritti sull’opera.

Diffidate da qualsiasi proposta che preveda l’acquisto di copie in quanto non ci sarà il minimo controllo di qualità in quanto l’obiettivo della presunta casa editrice è solamente l’incasso del vostro assegno che garantirà loro non solo una copertura costi ma un buon guadagno. Della vostra opera poi non interesserà più a nessuno la sorte.

 

Fabio Boero

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