Dalla denuncia del “caporale” al permesso di soggiorno

Il caporalato, lo sappiamo, è una brutta storia made in Italy. Persone sfruttate costrette a lavorare in condizioni terrificanti spesso ben peggiori di quelle che avevano nei loro Paesi. Dopo i recenti fatti drammatici di cronaca possiamo sperare in una proposta di legge interessante. Ve la spiego!

Vivere da immigrati in Italia non è sempre facile. Sono moltissimi che lavorano in condizioni di schiavitù, decine di ore al giorno per pochi euro. Sono i più fragili e i più disperati, maglie di un sistema che fa comodo a molti, in primis a noi consumatori che vogliamo comprare la verdura pagandola sempre pochissimo.

Si chiama “caporalato” proprio perché, nel sul Italia, viene chiamato “caporale” la persona che trova manodopera per farli lavorare nei campi. Il fenomeno però è anche ben  presente nel nord, in Piemonte, Veneto, Toscana eccetera.

Gli ultimi fatti di cronaca ci narrano di un’Italia che ci fa vergognare. Un ragazzo di 31 anni, Satnam Singh, morto perché lasciato in strada senza un braccio dopo un incidente sul lavoro.
I sindacati dopo questo terribile episodio hanno organizzato una manifestazione a Roma. Molti i presenti e una interessante proposta di legge: dare un permesso di soggiorno quando lo sfruttato denunci il caporale o chi è al vertice di questa piramide dell’orrore.

Il ricatto che si trova a vivere chi è costretto ad accettare lavori così duri per pochi euro può essere spezzato.

Iniziamo però ad essere noi a dare il buon esempio: dobbiamo capire che la base del rispetto di tutti passa attraverso il prezzo giusto. Comprare dai piccoli produttori locali e saltare la grande produzione può essere un passo avanti per un mondo migliore. Non sempre il prezzo più basso è indice di sostenibilità. Per garantire questo prezzo basso infatti molti accettano e impongono queste condizioni di vita inumante ai loro sottoposti.

Ecco il mio video sul tema: